
A perfect storm for exhaustion
Paul Leonardi, docente di Technology Management all’Università della California, Santa Barbara, co-autore di The Digital Mindset e autore di Digital Exhaustion, dialoga con Luca Solari.
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di Alessandro Minelli
Api, formiche, termiti e sistema immunitario: in natura il polimorfismo non nasce da un progetto, ma da un bricolage che riutilizza ciò che esiste già. Alessandro Minelli attraversa mezzo miliardo di anni di evoluzione animale per ricordare alle organizzazioni che controllo centrale e autonomia periferica sono state entrambe sperimentate, che le strategie miste spesso vincono, e che nessuna soluzione, per quanto brillante, è al riparo dall'estinzione.

Al di fuori della specie umana, non c’è un momento progettuale in cui si identificano i problemi e si valutano possibili soluzioni, calcolandone benefici e rischi prima di mettere in atto la nuova strategia.
La sopravvivenza del più adatto, la nozione attorno alla quale Charles Darwin costruì la sua teoria dell’evoluzione, emerge da un confronto fra individui della stessa specie, più o meno abili nel procurarsi ciò di cui hanno bisogno e nello sfuggire al rischio di soccombere prima di essersi riprodotti. E una soluzione buona per una specie potrebbe essere deleteria per un’altra. Oppure, semplicemente, irrealizzabile.
L’evoluzione va avanti per piccoli passi e anche cambiamenti che sembrerebbero molto facili da realizzare risultano spesso impossibili. Il collo proverbialmente lungo della giraffa può essere una buona soluzione al rischio di restare senza cibo, quando la stagione secca trasforma la savana in una distesa senza verde, tranne le foglie dei rari alberi alla portata di un mammifero dal collo molto lungo. Per fare quel collo, tuttavia, nella storia evolutiva della giraffa non c’è stato un aumento nel numero delle vertebre cervicali, ma solo un loro allungamento: il numero è bloccato per l’intera classe dei mammiferi. L’evoluzione, scriveva François Jacob, procede come il bricolage, utilizzando quello che di volta in volta è già disponibile.
Che dire, quindi, del polimorfismo? Al di fuori della specie umana, gli esempi più notevoli li troviamo negli insetti sociali. È interessante osservare le diverse strategie con cui questo polimorfismo viene gestito. Nelle termiti, alcune funzioni sono esplicate anche prima del raggiungimento della condizione adulta. Nelle api e nelle formiche, invece, i membri attivi della società sono esclusivamente gli adulti. Le operaie dell’ape da miele sono femmine incapaci di riprodursi, tutte equivalenti tra loro, ma cambiano ruolo con il passare dei giorni: cominciano come pulitrici del favo, per diventare poi nutrici delle larve e costruttrici di nuove cellette con la cera prodotta dalle loro ghiandole e, infine, bottinatrici in cerca di nettare e polline sui fiori. Nelle formiche, invece, ogni operaia, pur avendo un repertorio più o meno ampio di attività, esercita le stesse per tutta la vita; ruoli particolari sono però assunti in molte specie da individui specializzati, ad esempio i soldati dalle grandi mandibole.

Più controllo centrale o più autonomia periferica? Nella storia evolutiva degli animali, entrambe le strade sono state sperimentate. A volte, una strategia mista si è dimostrata vincente – per lo meno, fino ad oggi, perché le sfide dell’ambiente possono cambiare e il declino e l’estinzione sono sempre possibili. In oltre mezzo miliardo d’anni, la vita animale sulla Terra ha visto l’estinzione di moltissime specie sul cui successo a lungo termine si sarebbe potuto scommettere, vista l’abbondanza dei loro resti fossili, ma non fu così.
Nessuna innovazione, per quanto vantaggiosa, è definitiva, irrinunciabile.
Lo dimostra il sistema immunitario adattativo dei vertebrati, che permette di riconoscere in maniera precisa e specifica l’agente estraneo e di distruggerlo grazie all’intervento di particolari classi di linfociti. Questi vengono fabbricati ad hoc, in seguito all’esposizione ad un corpo estraneo (antigene), per cui la risposta non è immediata; in compenso, però, rimangono in circolazione a lungo, formando una memoria immunitaria utilizzabile in successivi incontri con corpi estranei dello stesso tipo, anche a distanza di anni.
Questo meccanismo genera polimorfismo a due livelli: nel corso della sua vita, l’individuo si costruisce un pool di anticorpi diversi, ciascuno dei quali è capace di attaccare un diverso antigene; ma questo pool sarà diverso da un individuo all’altro, creando così un polimorfismo all’interno della popolazione. Buon esempio biologico, questo, di una strategia che permette la creazione di polimorfismi per affrontare vantaggiosamente situazioni sempre nuove. Ma c’è anche il rovescio di questa medaglia.
Per un animale marino che trascorrere tutta la vita nelle oscure acque abissali, è difficile trovare altri membri della propria specie. Alcune specie di pesci, però, hanno trovato una via per facilitare gli incontri fra i due sessi. Quando un maschio incontra una femmina della sua specie, si attacca a questa, diventandone una sorta di appendice permanente. Sorge tuttavia una domanda: com’è possibile che il piccolo maschio si innesti sul corpo della compagna senza che si scateni una reazione di rigetto? In realtà, in questi pesci il meccanismo immunitario noto come sistema maggiore di istocompatibilità manca di alcuni pezzi e il rigetto non c’è. Tuttavia, la forte attenuazione delle risposte immunitarie non è comparsa nel momento in cui questi pesci sono andati a colonizzare le acque più profonde, ma era già disponibile (la troviamo pure nel cavalluccio marino e nel merluzzo) nel momento in cui è cominciato il loro straordinario bricolage ermafrodito.
Alessandro Minelli
Professore già ordinario di Zoologia dell'Università di Padova
Già professore ordinario di Zoologia presso l’Università di Padova. È stato Presidente dell’International Commission on Zoological Nomenclature e Vice-presidente della European Society for Evolutionary Biology. Ha progettato la checklist della fauna italiana e ne ha coordinato la realizzazione. Socio effettivo dell’Accademia Nazionale delle Scienze detta dei XL, dell’Istituto Veneto di Scienze, Lettere e Arti, socio onorario della Royal Entomological Society di Londra e dell’Accademia Gioenia di Catania. Medaglia d’oro dell’Accademia Nazionale dei XL (2002); Premio Ferrari-Soave dell’Accademia delle Scienze di Torino (2005); Kowalevsky Medal (2024) della Società dei Naturalisti di San Pietroburgo per i suoi in biologia evoluzionistica dello sviluppo e zoologia comparata. Fra i suoi libri: The Development of Animal Form, Forme del divenire, Perspectives in Animal Phylogeny and Evolution, Plant Evolutionary Developmental Biology, Biologia. La scienza di tutti i viventi e Understanding Development.